All’inizio c’era la Bibbia, dispensatrice di verità assoluta.
Poi è arrivata la radio a proclamare la storia.
In seguito, è stato il tempo della televisione, tra spot ricchi di promesse miracolose e telegiornali dalla dubbia reputazione.
Adesso tocca ai social, con le loro notizie assurde e le persone che le commentano dicendo: “Eh, ma è tutto vero. L’ho letto su Facebook!”.
Ah Beh, se lo dice Facebook deve essere vero per forza.

Una volta, ad esempio, avevo programmato un post sulla mia pagina Cibievini inerente a un piatto mangiato in un ristorante qualche tempo prima.

Quella stessa sera, però, ero comodamente spiaggiata sul mio divano e per cena avevamo optato per una tristissima (seppur buona) pasta in bianco con una spolverata di – immancabile – peperoncino.

Da lì a poco, mi arriva un messaggio privato: “Certo che sei sempre in giro!”.
All’inizio non capivo. Guardavo la sagoma delle mie gambe sotto la morbida coperta, la tv accesa davanti a me e il mio fedele telecomando in mano.
Decido di rispondere: “Scusa?”

Quella persona, semplicemente credeva che stessi cenando al ristorante.
Dopo avergli spiegato l’esistenza della possibilità di programmare i post quando e come vuoi, ha esclamato: “Ma quindi, quando pubblichi qualcosa non è sempre in tempo reale?”.

No, ovvio che no.
Non avrei più una vita, altrimenti.
Sarei schiava dei social più di quanto lo sia già.

Ma soprattutto, non tutto quello che si vede sui social corrisponde alla realtà.
Per qualcuno sono solo un mezzo per mostrare quello che desidera far vedere, nulla di più.
Non è la vita vera. Non sempre almeno.

Uno sfogo pubblico, per chi non riesce a dire in faccia quello che pensa.
Un contenitore di sentimenti profondi, per chi ha il cuore colmo e non sa più dove mettere quello che prova.
Un insieme di nulla, per chi preferisce guardare e non pubblicare.
Una vetrina delle vanità, per chi ha ma non è.
Una vita falsa, per chi non è soddisfatto di quella che ha offline.
Un richiamo per gli invidiosi, per chi tutto sommato non sta male ma vive meglio se provoca le invidie del prossimo.
Un “vorrei ma non posso”, per chi fa dell’imitazione la sua ragione di vita.

Nei migliori dei casi, invece, è solo un modo per passare il tempo e divertirsi con i propri contatti. Magari scambiando qualche opinione intelligente.

Non è tutto oro quello che è social, ma se siete bravi a raccontarvi, potrebbe anche diventarlo.