Parlare di uomini, i tuoi specialmente, non è proprio una passeggiata.
Un po’ perchè questo blog lo legge anche mia madre, poi perchè spesso il passato ritorna alle mente in maniera distorta e infine perchè c’è la paura che qualcuno possa offendersi.

Se pensiamo a quello che è stato capita di accanirsi contro chi, per una ragione che magari in quel momento non comprendavamo, ci ha schifato un po’ e ci ha fatto piangere quelle lacrime che a distanza di tempo chiameremo “esperienza”.

Mettendo da parte casi estremi dove il maschio in questione fa davvero parte della folta schiera di meschini senza dignità (ad esempio, padri di famiglia che mollano moglie e figli per la 25enne di turno), non è che tutto il genere maschile è fatto da esemplari da riproduzione ossessiva e compulsiva casuale.
Alcuni hanno anche un barlume di normalità, oltre che un sano e monogamo appetito sessuale.

Devo averne fatti di pianti io per scrivere ste cavolate, direte voi.
Mah, forse qualcuno.

Tutto è iniziato con la prima delusione amorosa.

Ero alle elementari.
Lui occhi verdi (mi pare) e bello (mi pareva).
Neanche a dirlo, non mi filava di striscio.
Disperazione e tragedia.
Lunghi momenti passati sul water a fissare il soffitto, la mattina prima di andare a scuola, a pensare: “Perché non mi vuole?” –Ognuno si concentra a modo suo.
Pomeriggi interi a cantare a squarcia gola, con una spazzola come microfono,  “Marco se n’è andato e non ritorna più” (ndr. La solitudine della Pausini) sentendo nel mio piccolo cuoricino una tristezza infinita, degna delle star delle soap opera brasiliane che tanto amavo. – Sì, ero una bambina…particolare.
Poi, a distanza di anni, la scoperta. A lui piacevano gli uomini.
Non avete idea della gioia.

Tralasciando le vicende di mezzo, finalmente arriva il primo amore.
Quello che non si scorda mai. Ed è vero.
Quando ancora credevo che la cellulite non esistesse e fosse solo un’invenzione dei pubblicitari.
Ma pensa tu come ero cretina.
Anni e anni di tormenti.
Tradimenti, riappacificazioni, giri in moto furtivi – puntualmente beccata da mammà e papà-, lacrimoni guardando “Tre metri sopra il cielo”.
In questa fase ho perfezionato il mio lato melodrammatico portando in scena vere e proprie sceneggiature da romanzo rosa che avrebbero fatto impallidire anche Brooke Logan (di Sentieri).
In sintesi: adolescenza pura.

Poi tutto finisce e tu giuri che mai e poi mai avrai un altro ragazzo.
E invece no.
Sbabam! Eccolo lì. Piombato addosso come una mannaia sul collo.
Gettate via le scene isteriche – più o meno- è il momento di un amore più ponderato.
Metà cuore e metà testa.
Tra un esame all’università e il primo lavoro ci salta fuori anche la proposta di matrimonio.
Arrivata a sorpresa il giorno prima del terzo anniversario. – L’indomani ci sarebbe stata una partita di calcio da non poter perdere. I maschi, di tutte le età, hanno una venerazione smisurata verso tutte le cose tonde. Tette o palloni di ogni sorta che siano. 
La fatidica frase è stata pronunciata dopo quella che per un attimo non ha fatto di me una killer a sangue freddo: “A me il salmone non è che faccia proprio impazzire…”.
Detto a una che ha passato la giornata intera a cucinare piatti a base di salmone vuol dire cercare la morte, come minimo.
Chiuso un occhio su certi dettagli ho detto sì.
Gioia e gaudio in tutto il regno di Cusangeles.
Almeno fino a quando ho girato il remake del film “Se scappi ti sposo”, senza scena della fuga a cavallo, ma anche senza quella del matrimonio finale.

Tralasciamo i dettagli che potrebbero annoiare il lettore, più di quanto non lo sia già.
Diciamo solo che, dopo una lunga serie di altri eventi, ho abbandonato lui a leccarsi le ferite e io, con il mio bel nuovo paio di corna fiammanti in testa, mi sono diretta verso i lidi della singletudine.
Ed è proprio in quel momento che…

Cosa è successo in seguito è un altro capitolo.
Già scritto, ma ancora da raccontare.