Anatomia di una lavoratrice casalinga.

Una casalinga e lavoratrice è una donna che, come me, lavora da casa (io sono una lavoratrice autonoma a partita iva) e allo stesso tempo si occupa della gestione famigliare in toto. Questo significa che, oltre alle ore lavorative svolte a casa (e fuori, in occasione di riunioni o altro) si occupa di fare le pulizie, di cucinare, della cura dei figli e del proprio marito, oltre che di se stessa oserei dire.

Con questa premessa è difficile definirmi esclusivamente una donna che lavora o una casalinga. Sono un ibrido. Non corro contro il tempo per arrivare in orario in ufficio, ma corro anche io, moltissimo. Ci sono mattine, però, che mi concedo il lusso di svegliarmi mezz’ora dopo e coccolarmi, in tutta tranquillità, mia figlia e di non farle sentire tutta la pressione del doversi preparare per andare a scuola alla velocità della luce. La differenza si nota, eccome. Lei è più serena e più incline a vestirsi e lavarsi velocemente. Io, ovviamente, sono meno nervosa e più soddisfatta come madre. Di contro, c’è che il tempo per il resto, so già, che sarà minore e dovrò mettere il turbo per riuscire a consegnare il lavoro in tempo e per sbrigare tutte le faccende e le commissioni del giorno.

I pregiudizi su chi lavora da casa

I primi mesi dall’apertura della partita iva sono stati un susseguirsi di telefonate di parenti e amici a qualsiasi ora del giorno. C’era chi aveva bisogno di favori “visto che sei a casa puoi andare tu” era la frase più ricorrente che sentivo. E chi voleva solo fare due chiacchiere. Peccato, però, che per i lavoratori autonomi il tempo è davvero denaro. Se non produci, non fatturi. Se non fatturi, sei fregato. Come lavoratore autonomo, metti in conto che i pochi momenti di relax sono, in realtà, perdite di denaro. Parlo dell’inizio dell’attività, quando ogni guadagno è oro, anche il più piccolo e mal pagato. Farlo capire a che ti sta vicino non è sempre così semplice. L’idea più diffusa è quella che il lavoratore da casa stia sempre in pigiama, si svegli alle 11 del mattino, faccia due cose al computer e poi vada fuori a farsi gli affari suoi. La realtà è ben diversa, ma la parte del pigiama è vera nella maggioranza dei casi. Scherzi a parte, diciamo che la verità sta nel mezzo. Ci sono giornate molto intese, altre meno. Esattamente come accade a chi deve “timbrare il cartellino”. L’unica differenza è la certezza dello stipendio fisso a fine mese e tutta una serie di benefit economici di cui gode chi è assunto.

Il grande “pro” di chi lavora da casa

La libertà è sicuramente il più grande pro di chi lavora da casa. Chi sa gestire bene il proprio tempo si sentirà al settimo cielo, mentre chi ha problemi nell’autogestione vedrà il lavoro autonomo come una vera e propria prigione. Per il tipo di lavoro che svolgo trovo assurdo ridurre tutto alle 8 ore lavorative, scandite in maniera meccanica. Ci vuole elasticità in termini di orario e di giorni. Questo significa che una mattina, ad esempio, posso essere libera di fare le commissioni per la mia famiglia e il pomeriggio immergermi nel mondo dei social senza respiro. Oppure passare un giorno intero con la mia famiglia e quello dopo concentrarmi solo sul prossimo piano editoriale per il cliente X. Il punto è che: decido io. Altrimenti non ha senso essere un lavoratore autonomo, tanto vale essere assunti. L’importante è che mettersi d’accordo con i clienti e avvisarli se, per qualche motivo, in un dato giorno non si sarà reperibili.

Il lato negativo del lavorare da casa

Il contro di chi è un lavoratore autonomo è che finisci per lavorare sempre o, almeno, non staccare mai la testa dai pensieri del lavoro. Questo accade proprio perché tutto il guadagno dipende da te, da quanto effettivamente produci. In più, devi stare attento a questioni burocratiche noiose e spesso insidiose (grazie a cambi di legge, vedi fattura elettronica). In altre parole, il lavoro non è l’unica preoccupazione che hai, mentre lavori.

L’ibrido “casalinga e lavoratrice”

Come accennavo all’inizio, io mi sento un ibrido. Metà lavoratrice e metà casalinga (nel senso stretto del termine, ovvero di donna che svolge mansioni domestiche senza altra professione e senza retribuzione). Fino a qualche anno mi sarei quasi offesa se qualcuno avesse osato accostare al mio nome la parola “casalinga”. Oggi che sono madre le cose sono molto, ma molto cambiate. Occuparmi della mia famiglia è un piacere che nessun feedback positivo arrivato da un cliente potrà mai eguagliare. Allo stesso tempo, però, non mi sento unicamente una casalinga perché, di fatto, lavoro e vengo pagata per il mio lavoro.

Equilibrio e felicità

La felicità, come in tutte le cose, risiede nell’equilibrio delle parti. Quello che vorrei trasmettere alle altre madri ,come me, è che non devono sentirsi in colpa se hanno voglia (oltre che bisogno) di lavorare e, allo stesso tempo, non devono sentirsi sminuite come donne se si occupano con dedizione alla casa e alla famiglia, un po’ come facevano e fanno le nostre nonne. Il segreto è sapersi organizzare in base alle proprie risorse. Qui vi racconterò la mia esperienza, sperando che possa essere utile come spunto e mi auguro di ricevere in cambio altrettanti consigli utili per la mia quotidianità.

Le donne sono un universo complesso, non possiamo ridurci a una cosa o ad un’altra. Noi possiamo essere e fare tutto quello che desideriamo.

Photo by Vince Fleming on Unsplash

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