Sud Italia, 2017.
Rosa prepara il caffè con la Bialetti, le cialde nella sua cucina non sono minimamente contemplate.
Solo cose genuine, di una volta.

I capelli incredibilmente neri e ricci, nonostante abbia già spento qualche candelina con davanti il numero 7, gli occhi color del ghiaccio e un dolce sorriso accompagnano la sua mano mentre mi porge la tazzina fumante.

“Sai, allora era considerato uno scandalo. Ci avrebbero costretto a sposarci di sera, sotto la chiesa. Nemmeno fossimo due banditi!”

Si riferisce alle nozze, con il pancione.
Anche se, nel suo caso, si trattava ancora di un pancino di appena 4 mesi.

I bambini sono sempre una benedizione, a meno che non siano gli anni ’60 in un piccolo paesino del sud Italia e tra due giovani non ancora sposati. In queste circostanze, si chiama guaio, e bello grosso anche.

L’anno, per la precisione, era il 1961.
Da qualche parte nel mondo c’era chi mandava il primo uomo nello spazio. In Italia, invece, si combattevano ancora guerre semplici, ma importanti.

Rosa e Mimmo si amavano e, come spesso accade agli innamorati, non avevano aspettato la fatidica notte di nozze per dimostrarsi quanto effettivamente fosse grande il loro amore.
Poco importa, si sarebbero comunque sposati, ma “al paese”, cosa succedeva tra le mura di una casa e soprattutto sotto le lenzuola importava eccome.

Di sposarsi, però, di nascosto sotto la chiesa di notte, Rosa non ci pensava proprio.
Non aveva fatto nulla di male, anzi, tutto il contrario. Stava per dare la vita a qualcuno. Scusate se è poco.
Non potendo scendere a patti con le usanze di un paese che non vedeva assolutamente di buon occhio un matrimonio riparatore, per così dire, i due innamorati scelsero un’altra soluzione: sposarsi altrove, destinazione Pompei.

Ben lontano dalla loro casa, ma comunque sempre al sud era, per cui niente abito bianco e niente banchetto sfarzoso.

Rosa e Mimmo si sposarono il 18 novembre del ’61. Lei con un abito di pizzo viola scuro, elegante e molto moderno per l’epoca, come lo era chi lo indossava, tuttavia.

Ammaliata dal racconto non mi rendo quasi conto che i nostri caffè sono rimasti lì, davanti a noi, a raffreddarsi.

I piccoli occhi color ghiaccio e la corporatura minuta nascondono una donna forte, una “ribelle”, una vera femmina del sud che non si è lasciata piegare dalle false convenzioni del tempo.

“Fu meraviglioso comunque. Io ero felice. Stavo sposando l’uomo che amavo e aspettavo il mio primo figlio, che poi nacque ad Aprile, un maschio.
Andammo a mangiare in un bel ristorante, non so se esiste ancora, si chiamava Da Zi Teresa. Di quel giorno ho perso le foto, mi piacerebbe rivederle.”

Le foto di quel giorno forse sono andate perdute ma, qualche anno fa, Rosa e Mimmo hanno festeggiato 50 anni di matrimonio con un banchetto sempre estremamente privato e riservato, ma carico di emozioni vecchie e nuove, insieme ai figli, ai nipoti e al meraviglioso abito viola scuro, portato con regale fierezza.

matrimonio all'italiana